Azzardo catalano
Il presidente della Generalitat catalana, Artur Mas, ha giocato d’azzardo, indicendo elezioni anticipate per ottenere la maggioranza assoluta e su questa base convocare un referendum sull’indipendenza dalla Spagna, e ha perso. Invece di guadagnare i cinque seggi che gli mancavano, ne ha persi ben dodici e questo lo mette di fronte a una scelta difficile.
13 AGO 20

Il presidente della Generalitat catalana, Artur Mas, ha giocato d’azzardo, indicendo elezioni anticipate per ottenere la maggioranza assoluta e su questa base convocare un referendum sull’indipendenza dalla Spagna, e ha perso. Invece di guadagnare i cinque seggi che gli mancavano, ne ha persi ben dodici e questo lo mette di fronte a una scelta difficile. I separatisti hanno avuto un successo, ma questo si è riversato sulle liste repubblicane di estrema sinistra, il cui programma economico è incompatibile con quello moderato e liberista di Convergencia i Uniò (CiU), il partito di Mas. La Catalogna vive tre crisi simultanee, quella economica, quella istituzionale e quella politica: Mas aveva puntato a drammatizzare quella istituzionale proponendo ai catalani l’obiettivo dello “stato proprio”, e per sfuggire alle critiche per la sua politica economica necessariamente restrittiva e per non dover ricorrere ad appoggi esterni per garantire una maggioranza alla sua giunta. Ora, dopo la sconfitta, rischia di dover sottostare alle pretese demagogiche dell’estrema sinistra, che però porterebbero la Catalogna alla bancarotta, visto che già ora sopravvive solo grazie ai prestiti concessi dall’odiato governo di Madrid, oppure attenuare la sua scelta secessionista, rinunciare al referendum separatista (che è peraltro incostituzionale) per aprire una trattativa con i partiti “spagnolisti” su un’ipotesi federalista meno dirompente.
Naturalmente la sconfitta del progetto di Mas non è affatto una vittoria della Spagna come scrivono un po’ ottimisticamente i giornali madrileni, la maggioranza del Parlamento catalano resta ai separatisti, anche se non hanno ottenuto nel loro insieme la quota dei due terzi necessaria per modificare la Costituzione catalana. Si apre però una finestra di opportunità per una riapertura del dialogo tra Barcellona e Madrid, che sembrava definitivamente chiuso solo qualche settimana fa. Realizzare una tregua istituzionale concentrando gli sforzi nell’azione necessaria per contrastare la crisi economica che affligge tutta la penisola iberica con una virulenza straordinaria è assai arduo, ma sostanzialmente indispensabile se non si vuole che le tre crisi, avvitandosi tra loro, portino a una condizione in cui non è più garantita neppure la pace civile. Per seguire questa strada però sarebbe necessaria una dose di prudenza e di realismo assai superiore a quella di cui Mas ha dato prova nell’ultimo periodo.